Grotte per i piccoli

Stamattina, come solito in tali situazioni di buon ora (ma non troppo), Luca suona al mio campanello, d’accordo che mi avrebbe trovato abile e pronto per la partenza, bardato di tuta e stivaloni.

Velocemente carichiamo in macchina la roba.. passiamo da Stefania, incontriamo poi Paola e arriviamo alla Delizia per trovarci Marco e la necessaria colazione.

Dopo una buona brioche con cappuccino, si carica la fiesta bianca con tutta l’attrezzatura necessaria (un sacco ben pieno di caschi per i loro ospiti, in attesa in quel di Frasassi), quindi ci si sistema (vi faccio notare il numero completo di passeggeri..) e si parte.

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Escursione sulla Sibilla

Monte_Sibilla.JPG

Partiti di buon mattino (ore 7:30), abbiamo raggiunto la strada per il Rifugio Sibilla; qui và subito fatta una precisazione: la strada che porta a quota 1500 è abbastanza sconnessa quindi non ci andate con la macchina nuova…. 🙂
Arrivati davanti al rifugio siamo saliti per lo scosceso (una delle faticacce del percorso) e un po’ scivoloso sentiero che porta al versante. Giunti a questo punto, il sole iniziava a farsi sentire e le leggere folate di vento ci tempravano bene il corpo, con stati di assoluto calore, e gelide sensazioni… Sulla sella la passeggiata si fa semplice (seppure con zone di leggera salita) ed estremamente bella: “interminati spazi e sovrumani silenzi” ci hanno accompagnato fino all’aspra corona.
Qui, abbastanza provati nella mente e nel fisico dal cammino, (già eravamo in cammino da un’oretta e mezza circa) siamo dovuti salire per le scomode scale di roccia (mmmm), per portarci al cospetto dalla piccola ma impegnativa parete rocciosa che costituisce la predetta corona. Sulla cordata riceviamo una telefonata, (chi l’avrebbe mai creso…). Arrivati sopra una “brutta” sorpresa: l’occhio tradisce l’escursionista, la strada per la vetta è ancora lunga…. 🙁 altri 20-25 minuti (qui è stato veramente impegnativo) di un sentiero veramente in salita.
Sopra, un strana impalcatura in legno e ferro, distrutta dalla furia della natura, a che sarà servita? :/, ed Uno che s’era veramente stancato di tutti, tanto da farsi seppellire lì…
Posto il piede sul ceppo che indicava i 2100 e rotti metri, ci siamo fermati per il pranzo poco sotto in una zona riparata.
La discesa è stata, oserei dire, un po’ pericolosa, perché occore superare una stretta e rocciosa sella che non dava scampo a chi malcapitato cadesse… (da fare assolutamente con molta cautela). Poco dopo si apre una strada, decisamente poco ecologista, (si potrebbe percorrere in fuoristrada) che dopo quasi due ore di ininterrotto cammino (anche noioso) porta alla base ed a cottura i piedi e le gambe. Arrivare fino in vetta, pur se in breve tempo, (ci abbiamo messo 2,30 circa) non è stato facilissimo, ma se avete ancora gamba, consiglio di ritornare indietro, e non fare la strada, poco panoramica e di circa un quarto più lunga rispetto all’andata.

Lo sguardo che spazia fino al mare e poca cosa al confronto della pace interiore che l’escursionista riporta a casa.

Primo post – la fine e l’inizio

JACK:?
???? Saper mettere un punto e andare a capo è uno dei segreti di ogni storia della vita. Se lo ritardi, la rovini; se l’anticipi, la bruci; e se lasci che sia l’altro a mettere il punto al posto tuo, vuol dire che tu eri già uscito dalla storia.
Gli addii non si annunziano, si compiono, e la loro violenza è inevitabile come quando si muore: la violenza del silenzio che seguirà.
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