Si chiama Babatunde Irukera

Si chiama Babatunde Irukera, l’avvocato. È di Kano, nel nord della Nigeria. Certi giorni pensa che, con le prove che ha raccolto e i testimoni che potrà chiamare al banco, la causa sia già vinta. La Pfizer pagherà! Pagherà per i bambini morti, pagherà il suo cinismo, pagherà il suo disprezzo per un popolo, per una condizione, per un continente, pagherà il suo peccato di superbia che è la superbia dei primi che sfruttano anche la morte degli ultimi, senza ringraziare. Altri giorni l’avvocato Babatunde Irukera pensa che la Pfizer ha una voce di bilancio che contempla i risarcimenti miliardari, come questo, e tanti genitori dovranno abituarsi all’idea che la morte dei loro figli, da un punto di vista contabile, non è che sia una grande tragedia.

La Pfizer. Quattro processi se ne occupano in Nigeria. L’accusa dice che hanno trattato i nigeriani come topi da laboratorio. Gli “americani” dicono che è stato un gesto umanitario. In quale cattiva compagnia è finita la parola “umanitario”, cucita ai giacconi dei reparti scelti nelle guerre e usata per fare affari!

Gli “americani” forse ci credono di essere buoni qui in Nigeria, loro non fanno fucili o (come gli “italiani”) mine antiuomo, loro fanno un antibiotico, TROVAN si chiama, e serve a bloccare il moltiplicarsi di batteri, serve contro le setticemie. E gli americani e gli europei, quando andranno in ospedale per delle operazioni che in Nigeria nemmeno esiste il nome, saranno più sicuri che il decorso post-operatorio vada bene e magari potranno prendere il TROVAN per bocca anziché quelle scomode e dolorose punture intramuscolari. Perché di questo si tratta. Basta col dolore alle chiappe, prendiamoci il TROVAN per bocca. Ma come si fa a sapere se fa bene? Bisogna sperimentarlo. Si, ma chiedi ad un genitore di Oakland se si può sperimentare un farmaco sul figlio. Quello lo sa che questa cosa non è sicura, e non vuole neanche che siano i topi o i gattini americani a fare da cavia, è un animalista. Ha firmato una petizione la domenica mattina.

Siamo ad un punto morto! Anzi no. Nel 1996 scoppia un’epidemia di meningite a Kano,in Nigeria, e lì non ci sono animalisti… e forse nemmeno la domenica mattina. È importante battere la Bayer!

Gli “americani” offrono il loro aiuto al governo nigeriano, durante l’epidemia, inoltre si potrà sapere anche se il farmaco è indicato per i bambini. Potrebbe essere un farmaco super, infatti la meningite porta con se le nausee, chissà se il super farmaco, da prendere per bocca non verrà vomitato? Chissà con quanta velocità combatterà la meningite? Ce la farà prima che questa stronza malattia rovini il cervello di bambini tra i sei mesi e i 17 anni? E una sfida. E ad una corporation come la “nostra” le sfide piacciono, ci piace vincerle, anche se qualcuno perderà qualcosa; la scienza, e il nostro bilancio, faranno enormi passi avanti.

La paziente 0069, ingerisce 56 mg di TROVAN. Nessun effetto. Peggiora. I medici continuano con lo stesso dosaggio. La bambina muore il terzo giorno…. secondo le linee guida internazionali sugli studi clinici, i pazienti che non reagiscono al farmaco sperimentale devono essere subito esclusi dall’esperimento e curati con i farmaci normali. Irukera si chiede perché la Pfizer, i suoi medici, non abbiano dato il Rochepin, che ha salvato tutti gli altri bambini. Irukera la risposta non la trova. E allora la chiede a Jack Watters, lui è il vicepresidente degli affari medici all’estero della Pfizer, lui risponde, in inglese dall’accento britannico, quello di Shakespeare, e con una voce gradevole, lui risponde così. “Sorry!”.

Che bello avere l’Africa. E portarci tutti quei moduli per il consenso informato dei genitori. Che esperienza per i genitori della bidonville di Kano! Loro non hanno mai visto nulla di scritto, e che gentili i dottori che danno della carta da leggere a tutti, forse un giorno glielo insegneranno pure a leggere.

Anas Mohammed, figlio di Mustapha Mohammed, oggi sta in una casa di paglia e fango, ha 16 anni e i capelli bianchi, a tutti i foglietti che i medici della Pfizer gli hanno dato, ha le gambe rigide, ha avuto solo un giocattolo in vita sua, una siringa di plastica rosa con una rotella montata sopra lo stantuffo e un pezzetto di scartavetro, mandando giù lo stantuffo dovrebbe fare delle scintille, gliela hanno data quei medici. La siringa-giocattolo non funziona più, proprio come le sue gambe. È anche grazie a lui se ora c’è la prova sperimentata su un bambino che il TROVAN, e farmaci simili, danno problemi alle articolazioni in fase di sviluppo. Anas è la prova vivente! E con lui un terzo dei bambini sperimentali. Prima si sapeva ma non c’era la prova, come non c’era la prova cha alcuni bambini sarebbero morti se avessero curato la meningite con il TROVAN e non con altri farmaci specifici.

Quando ci curiamo pensiamo, e ringraziamo tutti i bambini di Nigeria, India, Sri Lanka… sono loro che ci aiutano a sapere come funzioneranno i nostri farmaci, che loro dopo non potranno mai più comprarsi, in ospedali con letti che loro non avranno mai, con dottori e infermieri che loro non potranno mai permettersi.

Però insieme alle mine magari gli mandiamo qualche nave di Fiat Palio Week-end sottocosto.

…dimenticavo. Tutto ha avuto inizio grazie ad un vecchio giornalista nigeriano che ha raccolto tutti i pezzi di carta dati dai medici Pfizer alle famiglie dei bambini coinvolti nell’esperimento. Un giornalista che a piedi ha cercato tutti i bambini ancora in vita e le famiglie di quelli morti. Un uomo tanto innamorato della sua gente e della verità che si è scordato di dire il suo nome.

…sono morti in tutto undici bambini.

[le informazioni sono prese da Hauke Goos, DAS LABOR DER WEI?EN, Der Spiegel del 12-11-2007; pubblicato su Internazionale n° 723, pag44, trad. Olga d’Amato.]