Ferragosto al Monte Bove

Francesco all'arrivo del monte bove

Stanco delle solite albe al mare, ho scelto di cambiare radicalmente e fatto rotta sui monti, precisamente sul Monte Bove nel Parco dei Sibillini.

Sebbene la partenza non è stata mattutina, l’impianto di seggiovia è stato di grande aiuto consentendoci di recuperare sull’orario e salire ad un discreta quota in qualche decina di minuti. Scesi dall’impianto ci siamo fatti tentare dal largo passaggio che prima risale la parte a sud e permette di scendere poi all’interno della valle. Poco dopo però, ci accorgiamo che il sentiero preso non consente la salita sulla cresta e decidiamo di tornare indietro e salire nuovamente verso la seggiovia e proseguire con la strada che collega i vari impianti. Terminata la strada dell’ultima funivia inizia un accenno di sentiero per diventare via via sempre più ufficiale e sicura strada verso le vette. Poco dopo aver intrapreso il sentiero l’attenzione cade sull’unico traliccio piazzato a ridosso della catena montuosa, lo scempio è lì da diversi anni, almeno dieci ma ora sembra che qualcosa, purtroppo, si sia mosso e qualche cavo sembra essere stato tirato, con alcuni altri penzoloni e sul terreno, che semi coperti dall’erba sono in oltre di intralcio e/o pericolo per l’escursionista. Proseguendo, il sentiero porta a salire velocemente in una sorta di scalinata che apre ai prati più in alto dell’anello del Bove e all’altra disgrazia che negli anni passati non c’era: la stazione d’arrivo della funivia che traversa la valle nella parte più chiusa e porterà un domani non si sa bene quale tipo di turismo (sempre che nel frattempo non lo allontani).

Il vostro cnquista la vettaContinuando con l’escursione, il tracciato oramai libero per i prati d’erba bassa prosegue pianeggiante ed in leggera discesa, scorre molto agevolmente ed in circa 45 minuti porta alla pendici della vetta più alta: il Monte Bove Nord. Le previsioni davano pioggia intorno alle 17,00 e preferendo il giro più completo, abbiamo scelto di aggirare la cima passando di fianco e proseguire verso la Croce del Bove. Con il senno del poi e un po’ di tempo a disposizione, mi sento di sconsigliare il passaggio laterale perché non c’è un tracciato ufficiale ed il versante, che ad una prima occhiata può sembrare più o meno agibile, si è rivelato un po’ scomodo con poco risparmio di tempo e con il risultato di una vetta non conquistata.

Ripreso il tracciato ufficiale avanziamo, scendendo ancora, verso il picco roccioso della Croce del Monte Bove. Il percorso finale di circa 20-30 minuti su roccia, ha perso buona parte delle segnalazioni bianco-rosse e bisogna prestare attenzione per non ritrovarsi fuori dal sentiero ufficiale e finire in punti molto esposti e quindi pericolosi. Per la cronaca, posso stimare che dall’impianto di seggiovia alla Croce del Bove sono passate circa 2:30.

Fatta la sosta di rito per il pranzo, era giunto il momento di ritornare indietro ma senza alcuna cartina, ci siamo fortunosamente affidati agli altri escursionisti che sapevano del percorso che portava a fondo valle. Proseguendo però per quella via, non saremmo tornati alla funivia e quindi stimato approssimativamente una quota tagliammo, con un breve ma intenso fuori pista, verso l’altra parte della valle congiungendoci con il largo sentiero che risaliva verso il valico a sud, quello che diciamo per errore avevamo inizialmente percorso in discesa. Rientro alla seggiovia in circa 2 ore.

Con l’aiuto (non da poco) degli impianti di seggiovia in funzione, l’escursione, sicuramente interessante, è breve e facile; occorre però sottolineare che il percorso fatto in relazione alla zona non consente di generalizzare in una salita all’andata ed una conseguente discesa, ma in un impegno fisico costante.

Punti sulla Maiella

SalgariAgognata da diverso periodo, il sottoscritto insieme a Andrea ed ai Signori di San Girio, sono partiti per una tre giorni escursionistica incentrata sul Parco Nazionale della Maiella.

Sabato 31 maggio è stato dedicato al viaggio di andata ed alla visita di due interessanti luoghi del parco del Gran Sasso situato immediatamente sopra a quello della Maiella. La prima sosta è stata a Santo Stefano di Sessanio, borgo risalente al tardo Medioevo sormontato dalla torrione dal quale si può godere di una fantastica vista sia dell’abitato che delle vallate limitrofe. La cittadina è un altalenarsi di restauri rispettosi delle origini e casupole dimenticate e diroccate che non hanno più neanche il tetto, un mix molto affascinante che da al visitatore l’idea che i vecchi abitanti se ne sono andati da poco e tutto sia rimasto come all’epoca dei Medici di Firenze. Personalmente è la seconda volta che visito Santo Stefano e prendendo un panino per il pranzo, mi sono fermato nel negozio dove due anni fa mi si presentò la stessa scena, il papà che comandava qualcosa al figlio che, come per la precedente visita, lo ignorava completamente: anche le persone a volte sono come le pietre… Scenette del quotidiano a parte, Sextantio è indubbiamente da visitare ed eventualmente pernottare.

Seconda, ma non per questo tale, è stata la succesiva tappa di sabato: Rocca Calascio. Qui a quota 1500 si erge un piccolo agglomerato di case sempre risalente all’epoca medicea ma di costruzione più antica. E’ solamente una postazione militare, usata appunto per controllare le rotte commerciali. Intorno al torrione fortificato, vi sono i resti di un antico insediamento, mentre leggermente più in basso è possibile trovare un abitato più fitto e ricco ancora in uso, o meglio riscoperto da una famiglia che ne ha fatto sua dimora e lavoro. La loro interessante e coraggiosa storia è bene illustrata da Germano Antonucci. Riassumendo per grandi linee l’attuale abitato di Rocca Calascio, abbandonato intorno i primi del ‘900 è stato restaurato ed adibito ad hotel diffuso, oltre ai singoli appartamenti c’è una conveniente camerata per pernottare e godersi un posto a dir poco fantastico. Località indubbiamente da consigliare e se volete fare sosta nel parco del Gran Sasso… questo è sicuramente uno dei posti migliori. Sperimentato di persona. Continua a leggere

Gira che ti rigira..

negli ultimi mesi ho girato come una trottolina, solitamente grossa noia, poi ogni tanto qualche incontro cazzuto, di gente nuova o di gente gia’ nota..

uno dei posti in cui ho passato più tempo è stato Bologna, di cui riporto le seguenti note.. spero utili a chi ci capita.

Dormire: direi senz’altro di visitare BioCasaMia.. posto tranquillo, familiare, confortevole.. certo se volete andarci, prenotate per tempo!

Mangiare: vari posti, per vari gusti.

Iniziamo con il tipico Trattoria del Rosso.. io sono stato a via righi, e la situazione era piuttosto “particolare“: locale pieno, tre camierierine mignon ed efficientissime e una maitre di sala più alta di me (e anche corpulenta quasi quanto me..) che sembrava un benevolo generale. Da assaggiare assolutamente le crescentine della casa!

Continuiamo con l’esotico, il Taj Mahal, ottimo (ottimo!) ristorante indiano per chi ama la spezia nei piatti, ma anche per chi vuole passare una bella serata tranquilla e rilassante in un posto ben poco tipico.

Infine completiamo il giro con l’etnico italiano! Prima vi caldeggio l’Osteria del Cirmolo.. non il massimo forse, ma merita una visita se volete assaporare gusti di Puglia. Poi l’Osteria di San Carlino, posto ottimo per immergersi nella cucina sarda e in un ambiente amichevole e ispirante!! soprattutto se in compagnia del grosso e della rossa 😉

Viaggi organizzati

sulla falsariga del noto album di Lucio Dalla intitolo questo post per segnalare un bel resoconto di viaggio di “Stilita” (ma la esse manca per qualche motivo che dovrei capire??)

molto carino, sulla fiducia (devo ancora leggere..), anche il seguito:

che ne dite? 😀

PS: Buon Anno A Tutti!! (anche a quelli che sempre di piu’ scoprono che vanno leggendo le cazzate che scriviamo e non “osano” commentare! :D)