Il tetra pakko

i poliaccoppiatiLo so. Non credete più alle favole e tanto meno alla pubblicità ma questa è veramente sconvolgente. Quello che sta davanti alla TV è un perfetto deficiente a cui si può dar da bere veramente tutto. Questo hanno pensato i comunicatori che hanno realizzato la nuova campagna per il noto poliaccoppiato.

Sicuramente avete visto lo spot e dopo… bhé vi sentirete più ecologisti e meno inquinatori, ammiratori dell’ecologia svedese dove, quasi per magia, aumentano le foreste e se sei fortunato ti fanno vedere quanto sono bravi.

Che i pubblicitari sono creativi, è quasi un ossimoro, e che va a finire che le ciambelle ti voglio bene più della mamma, è quasi una certezza.

Vuoi vedere che il Tetra Pak sia veramente ecologico? Bhé secondo ecoblog.it lo è potenzialmente. Ovvero se lo tratti come dovrebbe si riesci a togliere il cartone e con il resto polietilene e alluminio si ottiene una sostanza (maralhene od ecoallene) che può essere reciclata completamente.
Se però osservate la lista dei Comuni forniti dalla casa del poliaccoppiato, noterete che ce ne sono un po’ pochini, e che quindi, la maggior parte delle nostre confezioni faranno la solita fine: in discarica ove rimarranno presumibilmente intatte in secula seculorum, oppure nel termovalorizzatore ossia le bruceremo insieme all’altra immondizia che si sminuzzerà in infinitesimali particelle che valorizzeranno, il solito pochino meno, la nostra salute.

Però adesso non vi potete neanche incazzare: San Tetra Pak protegge solo i buoni!

EDIT del 27 Marzo 2007

Scopro solo ora con gioia e sorpresa che questo articolo è stato segnalato da ecoblog.it, noto blog dove vengono trattati quotidianamente con competenza e preperazione temi di ecologia. In questo articolo “lumachina” ribadisce il suo concetto sul tetra Pak ed esprime i suoi dubbi sulla campagna pubblicitaria.

Soula Explosion

Serata pubblicizzata da molti siti, martedì 25 luglio a, Porto Recanati doveva essere la preziosa tappa di un maestro dell’Hammond e occasione per sentire dell’ottima musica soul.

Giunti sul posto, l’organizzazione curata da Vladimiro Riga, (degnatosi ad autoriservasi un quarto dei posti a sedere) non si è degnata di far notare che, avevano cambiato idea, e visto che avevno trovato un po’ di soldi, perché non farla in piazza e gratuitamente? Perché non mettere un cartello all’arena Gigli che lo indicava? Mà, non sò…

Tantè che per puro caso, ci siamo fermati ad ascoltare chi suonava dall’altra parte e tra i suonatori notammo Charlie Wood, maestro dell’Hammond, costretto a suonare con una tastierina da quattro soldi. La RadioSNG Groove Machine Band sparita (probabilemnte i soldi non bastavano a coprire le spese), ma è “rimasta purtroppo” la Rick Hutton Band: turnisti in cerca d’occupazione, che hanno assoldato un’inveterato cantante di un qualche locale anglofono. Di soul se ne è inteso veramente poco, e il genere da appena sufficiente è indecentemente scivolato al piano bar (bar che hanno sponsorizzato la serata). Un ultra demotivato Charlie Wood ha suonato qualcosa per rispettare il contratto (2 brani da solo e altri 3 o 4 insieme alla Band).

A dir poco deludente: una location da passeggio portorecanatese, con dei musicisti in libera uscita hanno fatto fare una discreta figuraccia a Charlie Wood, che suppongo non tornerà volentieri da queste parti. Una vera sola.

Gusto M1

Immenso stupore suscitò in me la presentazione, da parte dell’ing. Turati, della tastiera M1. Meraviglia a me ignota sia nella struttura che nella qualità dei suoni prodotti. A tal proposito ho preferito riportare qui di seguito un resoconto, tratto dall’annuario dei Migliori Strumenti del 1984, fatto dal sign. Pierpaolo Tolli, collaudatore strumentista e collaboratore per il Centro Studi Guido Lireni riguardo eventi musicali.
Buona lettura.

Grande strumento fin dal contatto visivo: struttura in grafite carbonata con punte avoriacee smaltate al nero interrotte. Massa di suoni insondabilmente morbidi e dolci all’impatto. Timpano avvolto in polposa dolcezza di frutti sonori concentrati e maturi, in drappi di spezie d’oriente affiancati in mentosi diesis e balsamici bemolli. Non solo massa compatta di nera e fitta materia, ma souplesse di gran classe: largo, volvente, polpante, attutito al tatto denso del polpastrello. Ecco che proprio questa assenza di secchezza, promuovente il persistere rotondo e avvolgente dei balsamicamente mentosi accordi, compone con effetti inspessenti un monumentale spandersi di armonie che, ben fitte al palato, sorseggiano la grande nettezza uditiva della fragranza che giunge corposa e polpante allo scalfire prodigioso dei suoi echi. Giammai vi fu quest’ottimo balance, blasonato e turgido balsamo che cristallino effluve anche nella più lunga persistenza di un fioco sibilo. Infine un padiglione auricolare che ne trasla la bananosa opulenza in soffici dispieghi che, come caramello fuso, sazia gli inchiostrati riverberi di un setoso bilanciamento.

NON PAGARE QUESTA MUSICA

Anomolo

Qualche anno fa entrai in contatto con un carissimo ragazzo e ottimo grafico di nome Massimo, che, dopo aver capito i miei interessi per la cultura opensource (quella incentrata sul software libero per capirsi), mi parlò di un progetto che stava portando avanti con alcuni suoi amici.

Il progetto non riguardava propriamente codice a sorgente aperto, bensì un terreno che ci assimilava in maniera ben più diretta: la musica. Il gruppo di lavoro di Massimo aveva organizzato attorno al sito Anomolo.com un’etichetta discografica libera, capace di sostenere gruppi emergenti e non, desiderosi di sperimentare una condizione di diffusione dei loro pezzi libera dalle catene imposte dalla nostra SIAE (troverete ogni informazione a riguardo sul sito).

Molti sono i generi musicali che caratterizzano le band Anomole, dal folk al rock alla sperimentazione, per cui invito tutti gli audiofili a fare un salto sul sito, ricordando che Anomolo consente il download e l’utilizzo della musica in termini liberi (non dovrete preoccuparvi di nulla se farete copie per gli amici!).

Buona fortuna e un GRAZIE a tutti gli Anomoli! E NON pagare questa musica!

Kaltenecker.. e sai cosa bevi

Bene gente.. mi presento a voi proponendo una delle chicche partorite da un bellissimo viaggio a Budapest di qualche tempo fa. Dopo aver scorrazzato per la città per tutto il giorno, sebbene esausti e digiuni, la nostra cicerona Paola ci fa approdare su un barcone bordo fiume.. “evviva! si va con l’aperitivo” era il nostro pensiero… e invece no!

Scendiamo abbasso: in quella che una volta era la stiva del barcone avevano ricavato un’ottima sala concerti.. e tutti i posti o quasi erano occupati.. non ci resta che sederci a terra a due passi dal palco.. un po’ d’attesa e iniziano il concerto. Interessante, certo, ma niente di che :/

Quando eravamo ormai rassegnati ad un mediocre concerto in una splendida cornice, il primo gruppo lascia il palco.. già al secondo pezzo dei nuovi arrivati ci si rende conto che, è il caso di dirlo, la musica era cambiata! “come si chiamano?” “chi sono questi??” ci chiedevamo a vicenda nell’assordante stanzone: basso, batteria e testiera.. una forza della natura a cui le registrazioni non rendono abbastanza giustizia!

Presto conquistano le nostre orecchie.. e poco dopo i nostri cuori, mentre avvicendano pezzi soft-lounge a vere e proprie bufere progressive, per raggiungere picchi elevatissimi in quello che definirei un “jazz elettronico” eseguito con rara precisione..

Kaltenecker Trio.. ecco come si chiamavano! chissà che non possiamo presto risentirli.. intanto per i curiosi non resta che accontentarsi delle registrazioni che potrete trovare nel loro sito.